Come gestire i capricci dei bambini. La differenza tra le teorie e i fatti

I capricci dei bambini sono tra i nodi più spinosi per i genitori. Centinaia di articoli sul web trattano il tema enon sempre nel modo migliore. Molte mamme ci hanno confidato di ritrovarsi confuse dopo aver letto miriadi di opinioni su come gestire i capricci dei bambini. Alcune di loro hanno constatato di persona la differenza tra le teorie e i consigli che hanno ricevuto e la realtà quotidiana.
Fare chiarezza non è facile: noi proviamo a dare alcuni elementi di base.

Non esistono capricci nei primi mesi di vita del bambino.

Il neonato non fa capricci: esprime bisogni. Alcuni luoghi comuni, vecchi a morire, tendono a retrodatare l’età in cui i bambini, consapevolmente, chiedono “troppo”. Non è il caso dei bimbi molto piccoli, almeno fino ai nove mesi. Il neonato che piange ha fame, sete, sonno, forse è nervoso o contrariato ma non fa “capricci” in senso tradizionale e non vuole essere “viziato”.

Sapere come gestire i capricci dei bambini è importante, ma le strategie cambiano in misura dell’età.

I primi capricci importanti avvengono pressapoco verso i due anni. I bambini adottano proteste incontrollate, pianti, strepiti, nervosismi accesi e pretestuosi, in genere fino ai cinque anni ma furiosi scatti d’ira sono possibili anche dopo. Molti consigli che spopolano sul web non tengono conto dell’età del bambino: secondo noi non è possibile, per i genitori, adottare pratiche identiche per un bambino di due anni o di cinque. A quell’età il bambino è in pieno divenire, attraversa diverse fasi  di sviluppo, nelle capacità cognitive e nella gestione delle emozioni.

Il capriccio nasce dentro la relazione con l’altro.

Abbiamo consultato decine di articoli e un solo intervento ci ha illuminato. Il bambino non fa i capricci quando è da solo: suona quasi banale, ma pochi riflettono sul perché. Il capriccio nasce all’interno di un contesto, una relazione in cui l’adulto è parte integrante e, in modo inconsapevole e involontario, ne crea le basi o ne enfatizza le conseguenze. Il modo migliore per comprendere come gestire i capricci dei bambini passa da qui.

 

“Quando si è verificato lo sfogo del bambino? Che cosa era successo prima? Come ha reagito il genitore?”.

Il capriccio va ignorato.

Su questa affermazione sono tutti d’accordo. Il pretesto che ha dato origine allo sfogo di rabbia deve essere trascurato e al capriccio non va dato peso: il bambino, presto o tardi, si stancherà se sperimeterà che non è questo il modo più efficace per attirare l’attenzione degli adulti. Su questa soluzione, la più saggia, si scontrano  le differenze tra la teoria e i fatti, perché, come sanno le mamme, in molti casi è davvero difficile, per un genitore, mantenere la calma di fronte al comportamento adirato del bambino.

Non va ignorato, invece, il bisogno latente espresso dal capriccio.

Non è un caso che molti bambini diventano capricciosi alla nascita del fratellino, oppure quando vivono dei cambiamenti, una scuola nuova, o un’organizzazione della giornata poco adatta ai loro ritmi. I genitori ne sono spesso consapevoli, ma sanno anche che, a volte, quel cambiamento è necessario. Non ci sentiamo di dare consigli retorici alle famiglie che non sanno come gestire i capricci dei bambini. Osiamo solo dire: i genitori provino a sottrarsi al gioco della tensione scatenato dal capriccio. Si prendano una pausa, la impongano essi stessi al bambino, e solo dopo, nei limiti del possibile, si diano il tempo per riflettere sulla vicenda. Ne riparliamo.

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