Ti racconto DIDA

Dida sas nasce nel 2002.

Dall’idea di Antonella Firrincieli, che dopo una lunga esperienza di lavorazione di giochi didattici ed educativi per conto di terzi, decide di dar vita alla propria espressione creativa e pedagogica.

Seguendo l’intero percorso produttivo: dall’ideazione, alla prototipazione, alla lavorazione dei materiali sino all’immissione sul mercato, ogni prodotto viene realizzato nella sede di Ragusa.

La materia prima è il legno di betulla, scelto per la sua resistenza meccanica e durabilità nel tempo.

Con l’implementazione delle strutture e l’adeguamento tecnologico, Dida propone articoli che portano con sé l’esperienza artigiana legata ai benefici della tecnologia dei macchinari più evolutivi. Ad oggi il nostro riferimento di mercato è composto essenzialmente da rivenditori qualificati nel settore giochi in legno, nei quali riconosciamo come peculiarità la capacità di vendita di un prodotto che non rappresenta una mera attività ludica ma che porta con sé un concetto educativo atto allo sviluppo dei bambini. Collaboriamo inoltre con realtà commerciali che si rivolgono agli istituti prescolari e scolari.

Il Progetto siamo Noi

Ogni prodotto è studiato pensando esclusivamente al suo utente, il bambino, che attraverso l’esperienza ludica è in grado di apprendere attraverso la scoperta. Non a caso i pedagogisti moderni sono tutti d’accordo nel definire “il gioco dei più piccoli come le loro azioni più serie”(Montaigne).

Ogni articolo porta quindi con se un concetto educativo che ha come filo comune il gioco, strumento e mezzo per lo sviluppo cognitivo, motorio e sociale. Si diversificano infatti le categorie di gioco, da quello psicomotorio a quello logico-matematico o simbolico proprio per fornire al bambino un ambiente di gioco accogliente ma nel contempo di crescita, curiosità e divertimento.

L’attenzione alle esigenze dei bambini ci porta a progettare con attenzione ogni nostro giocattolo, che non vuole mai sopraffare il bambino, bensì stimolarlo ad esprimere la propria personalità lasciandogli il compito di scoprirlo, inventarlo e ricrearlo.

L’aspetto da non sottovalutare è la voglia di educare gli adulti di domani con i giochi di “ieri”che oltre a non perdere il loro fascino, vengono ritenuti ancora oggi degli ottimi strumenti educativi.

Il Gioco

Nell’accezione comune il termine “gioco” si discosta completamente da una qualsiasi connotazione di “serietà”. Se però ci soffermiamo sulla citazione di Montaigne, notiamo come sia un sinonimo di azione seria quando ci riferiamo ad un bambino  (i giochi dei bambini non sono giochi, bisogna invece valutarli come le loro azioni più serie).

Per i bambini, che giocano per divertirsi, non c’è nessuna differenza tra il gioco e ciò che un adulto potrebbe considerare come un lavoro. Solo più tardi, una volta che giungono ad associare un’attività alla ricompensa, essi iniziano a considerare un comportamento mentre lo pongono in atto in vista di benefici a lungo termine piuttosto che per la gratificazione immediata. Ciò è dovuto allo sviluppo di abilità cognitive che consentono al bambino di vedere il legame tra causa ed effetto.

Attraverso il gioco, infatti, il bambino incomincia a comprendere come funzionano le cose. Che cosa si può e non si può fare con determinati oggetti, si rende conto dell’esistenza di leggi del caso e della probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate. L’esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità; è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore.

Le attività ludiche a cui i bambini si dedicano si modificano via via; di pari passo con il loro sviluppo intellettivo e psicologico, ma rimangono un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo, in tutte le fasce d’età “…l’uomo è pienamente tale solo quando gioca”, dice Schiller.Il gioco è significativo per lo sviluppo intellettivo del bambino, perché il bimbo, quando gioca, sorprende se stesso e nella sorpresa, acquisisce nuove modalità per entrare in relazione con il mondo esterno. 

Nel gioco, il bambino sviluppa le proprie potenzialità intellettive, affettive e relazionali. A seconda dell’età, il bambino nel giocare impara ad essere creativo, sperimenta le sue capacità cognitive, scopre se stesso, entra in relazione con i suoi coetanei e sviluppa quindi l’intera personalità. Ciò che ritieniamo doveroso sottolineare è che il compito di analizzare, o quanto meno di cercare di valutare il comportamento dei bambini, attraverso il gioco, non è d’appannaggio dei soli studiosi ma deve coinvolgere in prima persona sia i genitori che gli educatori.

Essi, innanzi tutto, devono trovare il tempo da dedicare al gioco dei loro figli, per dare loro l’opportunità di misurare e sviluppare le proprie risorse e le proprie potenzialità. Del resto i bambini reagiscono con entusiasmo alla disponibilità dei genitori a giocare con loro: scoprire che possono mostrare interesse e coinvolgersi in un’attività da loro considerata seria, è motivo di grande felicità ed è un modo che consente loro di rafforzare il senso di sicurezza e protezione.

La capacità dei genitori di giocare con i propri figli è sicuramente un buon indice di armonia familiare, così come la capacità di giocare da parte degli educatori con i bambini, garantisce a questi ultimi una sensazione di benessere psichico oltre a costituire la condizione di base per consentire loro di sviluppare una buona capacità ludica. In ogni caso è necessario garantire e restituire ai bambini il tempo e lo spazio per dare loro libero sfogo a tutte le loro pulsioni interne e assicurare loro una certa complicità senza svestirsi del ruolo di guide.

Oggi tutti i documenti internazionali affermano il diritto al gioco del bambino che viene proclamato come bisogno prevalente e vitale dell’infanzia, motivato da esigenze e implicazioni di ordine fisiologico, psichico, spirituale e sociale e basato sul riconoscimento della pienezza umana in ogni fase della vita.