Aracne, la tessitrice che sfidò Atena

A Colofone, nella regione della Lidia, viveva Aracne, una giovane e valente tessitrice. Era figlia di un tintore, presso la cui bottega la piccola aveva presto intuito la sua passione per l’arte della tessitura.

Aracne era diventata così brava e famosa già da giovanissima, che dai paesi vicini arrivavano spesso visitatori per ammirare le sue tele. Non solo era una fine tessitrice, ma anche aveva gusto nella scelta dei temi da ricamare con maestria. Passare ore e ore al telaio era, per lei, una gioia infinita nonché motivo di crescente orgoglio: i complimenti fioccavano senza sosta, quindi la ragazza diventava sempre più sicura della preziosità della sua arte.

Un giorno, forse presa da imprudente euforia, dichiarò alle altre lavoranti: «Ragazze, credo di esser diventata talmente brava che nemmeno Atena in persona riuscirebbe a creare meraviglie più speciali delle mie! Anzi, potrei sfidare la Dea in una gara di tessitura, e vincerla!»

Le colleghe la guardarono sbigottite e sperarono che quelle parole non arrivassero mai mai alle orecchie di Atena, ché – dovete sapere – oltre a essere magistrale tessitrice e protettrice delle arti del ricamo, aveva anche un bel caratterino: certo non avrebbe accolto di buon grado la sfrontatezza della giovane mortale.

Però, si sa come vanno certe cose… Le voci volano di bocca in bocca; un bisbiglio qui, un ammiccamento là, Atena venne quasi subito a conoscenza delle parole di Aracne e le giudicò decisamente oltraggiose. Anche Atena era ammirata per la bravura della ragazza, più e più volte s’era fermata – non vista – a contemplare compiaciuta le tele della sua protetta, però l’affronto di una sfida era davvero troppo difficile da digerire. In virtù, comunque, dei buoni sentimenti che le ispirava la fanciulla, fece un piccolo tentativo per far desistere Aracne dalla sua folle idea.

Atena, sotto mentite spoglie di una vecchia mendicante, arrivò a Colofone e si recò nella bottega del padre della fanciulla.Fra un filato e un ricamo, Atena scorse Aracne e, con fare affettuoso e suadente, le si avvicinò e le disse: «Mia cara, la fama che ti precede è poca cosa rispetto alla bellezza dei tuoi lavori. Vengo qui a porgerti i miei complimenti. Ho saputo, però, che vorresti indire una gara pubblica per sfidare la Dea protettrice delle arti tessili… Sei davvero sicura che sia una buona idea? Fossi in te, e te lo dico con affetto materno, mi accontenterei di essere la migliore tessitrice fra le mortali, ma eviterei di suscitare lo sdegno di Atena.»

Aracne, forte della sua bravura e della tracotanza tipica della giovane età, guardando la vecchina, sorrise di compassione e disse: «Sono contenta delle tue parole, oh vecchia, ma non temo confronti, né con umani né con Dei. Anzi, secondo me Atena – che già avrà saputo della mia sfida – non accetterà per paura di perderla!»

Atena, a quel punto, ebbe un moto di rabbia, si rivelò in tutta la sua divina potenza e disse alla ragazza che avrebbe gareggiato contro di lei.

E gara di tessitura fu.

Una di fronte all’altra, la Dea e la mortale iniziarono a tessere le loro tele.

La prima scelse di rappresentare se stessa e la magnificenza dei suoi poteri.

La seconda, invece, utilizzò le sue matasse di filo per disegnare gli amori, gli inganni e le colpe di alcuni dei.

Finito il lavoro, fra lo stupore del pubblico, la stessa Atena ammise che la tela di Aracne era decisamente più spettacolare della sua: i personaggi parevano pronti a sbucar fuori dal ricamo per compiere le azioni in cui erano stati immortalati protagonisti. Ma Aracne non fece in tempo a raccogliere il plauso, che la Dea fece la tela in mille pezzi e colpì con una spola la testa della povera ragazza.

La fanciulla si sentì umiliata da quella iraconda reazione e, con la fronte sanguinante, fuggì via per il bosco. Ancora sconvolta dalla scena, decise di mettere fine alla sua vita impiccandosi ad un albero.

Nel frattempo, mentre stava per esalare – penzoloni dall’albero – l’ultimo respiro, fu raggiunta da Atena che, non soddisfatta, lanciò una maledizione alla giovane: «Viva resterai, malvagia, e continuerai a tessere la tela, appesa così come stai ora a questo albero. Non userai più le mani, però, per tessere, bensì il filo che ti scivolerà dalla bocca per sempre. Così tu, e tutta la tua discendenza

E fu così che Aracne divenne un grosso ragno, la cui stirpe fu destinata per l’eternità a tessere tele su tele; su orride e stecchite zampine, penzolando giù per il filo uscente dalla bocca, i ragni scontano ancora oggi l’ira di Atena contro la loro valente ma presuntuosa genitrice.

 

 

 

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