Bambini e tecnologia

Chi ha bimbi piccoli lo sa bene: sembra siano nati con smartphone e tablet fra le mani. Non è solo una sensazione, è la realtà; non a caso, ai bimbi di ultima generazione gli studiosi hanno assegnato il nome di “mobile–born” (in italiano, “bambini digitali”). Prima di loro c’erano i nativi digitali, cioè quei bimbi che, sin da piccolissimi, si destreggiavano fra computer, cellulari e internet. Adesso, l’evoluzione tecnologica ci fa conoscere bambini che usano a meraviglia mille app, e magari non sanno ancora camminare.
Quanto c’è da preoccuparsi per questo? Gli esperti si interrogano sull’età adulta di questi bambini per i quali ogni soluzione del mondo sta sull’internet e sulle app che ne modulano l’uso.
Al momento, molti affermano che l’interattività dei piccoli può essere un vantaggio enorme per lo studio, la conoscenza e persino lo svago. L’unica raccomandazione è quella di non affibbiare a questi strumenti il ruolo di babysitting passivo, cioè: sconsigliato è l’uso di tablet, smartphone e laptop come fossero televisori con cui immobilizzare i bambini per ore. È bene assecondare i piccoli nella loro naturale dimestichezza con gli schermi tattili, magari evitando però che diventino il loro unico passatempo.
Demonizzare la tecnologia non è una strategia vincente proprio perché i bambini di oggi hanno ben chiara in mente la presenza di questi strumenti nella vita di tutti i giorni. Ciò non toglie, però, che i giochi manuali, le passeggiate all’aria aperta, i giochi da tavolo, le bambole, le macchinine e quanto altro ancora abbia da sempre divertito i bambini non devono essere rinchiusi nella soffitta dei ricordi.
Quindi, come in ogni cosa, la giusta misura sta nel mezzo, nell’equilibrio e nel buonsenso di chi si occupa dell’accudimento dei più piccoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *