Deucalione e Pirra

Nella notte dei tempi, ogni motivo era valido perché Zeus si arrabbiasse con gli uomini.

Era, sua moglie, lo sentiva borbottare fra sé e sé: «Piccoli ingrati! Non sono mai contenti. Se fai un regalo, ne vogliono due. Se li lodi, ti tradiscono. Se li punisci, si offendono. Devo rimediare al più presto».

Dura, la vita del re dell’Olimpo, ma certo non gli mancava la fantasia per riportare presto l’ordine e la disciplina. Meditando meditando, fra un borbottio e l’altro, decise di azzerare l’umanità e ripartire daccapo. «Un diluvio – ripeteva – sì, un diluvio universale è proprio quello che farà al caso mio».

Gli altri dei lo ascoltavano senza intromettersi. Qualcuno rideva sotto i baffi, altri restavano beatamente indifferenti, altri ancora temevano per le sorti degli umani.  Metter bocca in una decisione di Zeus? Mai! Fulmini e saette a profusione, l’avessero contraddetto.

Solo Prometeo, un titano molto affezionato agli uomini perché si narra fossero nati da lui, si tormentava senza tregua: doveva fare qualcosa. Sì, era vero, gli uomini erano indisciplinati, presuntuosi e ingrati. Però un padre benevolo chiude sempre un occhio sulle marachelle dei figli, no? Quindi, si armò di coraggio e chiese a Zeus di potergli parlare. Lo trovò seduto sul magnifico trono dell’Olimpo, intento a sorseggiare del buon vino da una coppa d’oro. «Zeus padre, per favore, ascoltami. Troviamo un accordo per non distruggere tutta l’umanità.» disse sicuro di sé. Zeus lo guardò e, sapendo comunque che Prometeo era saggio, lo invitò a parlare. E Prometeo cominciò: «Vai dicendo di voler distruggere la razza umana con un diluvio universale. Ma sei proprio sicuro che, poi, senza uomini, il mondo sarà migliore? Io ne dubito. Possiamo fare così: manda pure il tuo diluvio, ma salviamo la coppia più virtuosa. Poi faremo in modo di far generare loro degli uomini di grande pregio».

Zeus ci pensò su e, sempre borbottando, disse: «Quale sarebbe questa coppia virtuosa, di grazia?»

«Deucalione e Pirra! Garantisco io. Sono i principi della Tessaglia. Deucalione è figlio mio, Pirra è figlia di mio fratello Epimeteo. Sono persone davvero a modo» disse Prometeo.

«Sono anziani! – tuonò Zeus – Come facciamo a fargli fare poi dei figli?»

«Io un’idea ce l’avrei…» sussurrò Prometeo, contento di aver quasi risolto il problema. E, accostandosi all’orecchio di Zeus, espose il suo piano.

I due principi virtuosi, quindi, furono avvisati e invitati a costruire un’arca grandissima, in cui rifugiare qualche animale e, soprattutto, le loro vite sante.

Venne il diluvio. Piovve così tanto che cielo e mare si unirono in un’unica e devastante tempesta di acqua, vento e fulmini.

Dopo nove giorni, smise di piovere, le acque si ritirarono e l’arca rimase incagliata sulla vetta del Parnaso. Deucalione e Pirra uscirono sulla prua e rimasero sgomenti: un panorama spettrale si aprì ai loro occhi, fatto di desolazione e rovina.

«E adesso? – chiese Pirra al marito – cosa faremo adesso?» Deucalione rispose: «Adesso dobbiamo cercare l’oracolo di Temi. Mio padre Prometeo mi ha detto che lì troveremo le istruzioni per questa nuova vita». Così fecero.

Come da accordo fra Zeus e Prometeo – poiché Zeus aveva accolto la proposta che Prometeo gli aveva bisbigliato all’orecchio – l’oracolo disse così: “Uscite dal tempio e gettate dietro le vostre spalle le ossa della Gran Madre”.

I due anziani si guardarono, come a dire “Eh?! Cosa dobbiamo fare?!”. Pensa che ti ripensa, dopo non poco tempo, Pirra ebbe un’illuminazione: «Ma sì! Dobbiamo lanciare pietre, pietre alle nostre spalle! Deucalione, rifletti: la Grande Madre è la terra, no? Le sue ossa sono le pietre. Dai, vediamo cosa succede.»

I due cominciarono a lanciar massi alle loro spalle e – miracolo! – quelli lanciati da Pirra diventavano donne, quelli lanciati da Deucalione diventavano uomini.

La terra, quindi, fu ripopolata da una nuova generazione di umani. Erano virtuosi? Bah, forse per i primi tempi lo sono stati. Poi, si sa, la natura umana è capricciosa.

In ogni caso, per un po’ vissero felici e contenti, con buona pace di Zeus e dei suoi fulmini.

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